Fiduciosi che il vaccino possa debellare presto questo Covid, ancor più ci auguriamo che il 2021 alle porte sia anno di ritorno alla normalità, parola spesso usata come sinonimo di mediocrità. Fa parte, la normalità, di quei valori che si rimpiangono solo dopo averli perduti: basta infatti ritornare a leggere il significato originario del termine come scritto sul Vocabolario: “carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica” (cit. Treccani).

Tra i molti aspetti aberranti portati dalla pandemia, speriamo di poter dimenticare tra i primi il “distanziamento sociale”, gravoso nella pratica e insopportabile come concetto, se le parole hanno un senso. È evidente che il burocrate che l’ha adottato voleva ben figurare, e chissà quanto ci avrà rimuginato sopra prima di arrivare a definire “sociale” quel distanziamento al posto di “fisico”, aggettivo troppo… troppo normale.

Così passa, cari colleghi della comunicazione, a dimostrazione che di noi si può fare anche senza (per fortuna non sempre). Ma guardiamo a chi ci viene incontro, nientemeno che colui che fu “sesto tra cotanto senno” – e tale resta trascorsi 700 anni – e primo nelle lingua che tuttora parliamo.

Ben volentieri torneremo a lui vicini e a tutte le persone con cui è un piacere stare in buona compagnia. Speriamo presto.

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo!